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Viaggio enogastronomico nei Colli diLuni
C’è un territorio in Italia dove i confini regionali smettono di averesenso. Dove la Liguria e la Toscana si intrecciano su colline che guardano il mare, tra ulivi argentati e filari di Vermentino che salgono fino ai piedi delle Alpi apuane. Benvenuti nei Colli di Luni — una delle denominazioni più affascinanti e ancora sottovalutate della penisola.
La storia vitivinicola di questa terra risale all’epoca romana. Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C., scrisse che i vini di Luni detenevano la palma dell’Etruria — un riconoscimento straordinario per quell’epoca. Luni era allora un fiorente porto romano, il cui marmo lunense — oggi noto come marmo di Carrara — raggiungeva Roma e tutto l’Impero. Il vino, però, era già parte integrante dell’identità di questo territorio.
Eppure la DOC Colli di Luni è nata soltanto nel 1989, rendendola una delle denominazioni più giovani d’Italia. Questo non significa che manchino storia o carattere: significa semmai che c’è ancora molto da scoprire, e che la qualità media sta crescendo stagione dopo stagione con ritmo entusiasmante.
La zona di produzione si estende su un territorio interregionale piuttosto ampio: nella parte orientale della Liguria, in provincia della Spezia, e nel nord della Toscana, in provincia di Massa Carrara. Comuni come Castelnuovo Magra, Fosdinovo, Ortonovo, Sarzana e Ameglia sono i nomi che tornano con più frequenza nelle etichette di qualità.
Capire i Colli di Luni significa prima di tutto capirne i suoli,straordinariamente variegati in uno spazio geografico relativamente contenuto. Sulle colline di Fosdinovo e nelle zone più interne, dominano i sedimentimarini — le cosiddette torbiditi — a composizione argilloso-arenacea, alternati a substrati scistosi ricchi di ferro e altri minerali. Questi terreni conferiscono ai vini profondità aromatica, tensione minerale e una longevità spesso sorprendente.
Spostandosi verso la pianura della Val di Magra e le fasce di bassa collina, i suoli diventano limoso-franchi, di origine fluviale, più fertili e drenanti, con abbondante presenza di ciottoli. I Vermentino prodotti su questi terreni tendono ad essere più aperti, immediati, generosi nei profumi primari di frutto fresco e fiori bianchi.
A Castelnuovo Magra, sui versanti meglio esposti, si trovano invece suolisassosi e scistosi in quota, e argille limo-sabbiose nelle posizioni collinari intermedie. La vicinanza alle montagne garantisce escursioni termiche significative, elemento fondamentale per preservare l’acidità e l’aromaticità delle uve. L’influsso del mare, sempre presente, porta sapidità e mantiene la freschezza delle vendemmie anche nelle annate più calde.
L’altitudine dei vigneti varia dallo zero fino ai 700 metri sul livello del mare, con quota prevalente tra 100 e 200 metri. Il risultato è una gamma di espressioni del Vermentino — vitigno simbolo della denominazione — che raramente si ritrova altrove con tale diversità.
Il Vermentino è il grande protagonista di questa denominazione. Insiemealla Sardegna, i Colli di Luni rappresentano la zona italiana in cui questo vitigno semi-aromatico si esprime con maggiore compiutezza. Le origini del Vermentino restano oggetto di dibattito ampelografico, ma quello che sembra certo è che le prime viti siano arrivate in Liguria dalla Costa Azzurra, diffondendosi poi verso est fino alla Lunigiana e all’alta Toscana.
I vini della denominazione si riconoscono per alcuni tratti distintivi: aciditàcontenute ma precise, profumi floreali e fruttati di buona intensità, una sapidità gustativa che rimanda direttamente alla presenza del mare, e una mineralità che cresce con l’altitudine e la tessitura scistosa dei suoli. Il finale ammandorlato, tipico del vitigno, è quasi sempre presente.
Accanto al Vermentino troviamo l’Albarola, varietà autoctonaligure che compare come vitigno complementare nei bianchi, e il poco conosciuto Vermentino Nero, una mutazione di colore del vitigno principale che sta vivendo una fase di riscoperta interessante. Tra i rossi, il disciplinare prevede una base di Sangiovese con l’apporto di Canaiolo, Ciliegiolo, Pollera Nera e Massaretta — vitigni che richiamano la vicina tradizione toscana.
Fondata nel 1993 da Ivan Giuliani — che lasciò Stresa per trasferirsi aFosdinovo e aiutare gli zii in cantina — Terenzuola è oggi una delle realtà più curiose e dinamiche dell’intera denominazione. Con circa venti ettari vitati che si sviluppano su diverse altimetrie, dalla costa delle Cinque Terre fino alle pendici delle Alpi Apuane, l’azienda ha costruito nel tempo un’identità interregionale convinta: il confine tra Liguria e Toscana, per Ivan Giuliani, è semplicemente irrilevante rispetto alla vocazione del suolo.
La filosofia è biologica e improntata alla sperimentazione continua: ogn iparcella viene vinificata separatamente — fino a sessanta-settanta vinificazioni distinte per annata — con lieviti selezionati direttamente in vigna 48 ore prima della vendemmia. Le densità d’impianto, spesso superiori agli 8.500 ceppi per ettaro, sono tra le più alte della zona.
Il vino più accessibile è il Vigne Basse, Vermentino da vigneti sui terreni sabbio-limosi e ciottolosi di Fosdinovo: luminoso, agrumato, sapido, con una mineralità fresca che invita al secondo bicchiere. A un livello di complessità superiore si posiziona il Fosso di Corsano, dalle parcelle scistose tra i 200 e i 350 metri: qui la mineralità diventa il tratto dominante, con sfumature iodate e una struttura che suggerisce buone potenzialità di evoluzione. Terenzuola produce anche vini da Vermentino Nero e da Canaiolo Nero (La Merla) che meritano attenzione.
Sulle colline che abbracciano Sarzana, a 100-120 metri sul livello delmare con esposizione piena a sud, Il Monticello racconta una storia di passione e conversione. Pier Luigi Neri, ingegnere elettronico di professione, ereditò a metà degli anni ‘80 una casa ottocentesca circondata da vigneti. I figli Alessandro e Davide hanno poi portato l’azienda verso i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica, influenzati dall’incontro con il produttore piemontese Claudio Icardi.
Oggi Il Monticello produce oltre 65.000 bottiglie l’anno da circa 12ettari coltivati con vitigni autoctoni — Vermentino, Sangiovese, Canaiolo, Ciliegiolo, Pollera Nera, Massaretta — con l’enologo Nicola Tucci a guidare le vinificazioni. I terreni sono argillo-limo-sabbiosi ricchi di scheletro, senza forti escursioni termiche, e donano ai vini una rotondità avvolgente.
Il Vermentino Groppolo è il volto quotidiano della cantina: paglierino luminoso, floreale, di bella bevibilità. Il Poggio Paterno, affinato in barrique, racconta invece una versione più strutturata. Tra i rossi, il Rupestro e la Riserva Poggio dei Magni mostrano quanto il Sangiovese possa esprimersi con personalità anche su questi suoli liguri-toscani. L’agriturismo annesso rende la visita un’esperienza completa.
Chi cerca un produttore fuori dai circuiti più battuti, votato a un’idearadicalmente artigianale di vino, troverà ad Ortonovo la risposta giusta. La Felce nasce agli inizi degli anni ’50 come azienda a conduzione familiare, e nel 1998 passa nelle mani del nipote Andrea Marcesini, che dopo gli studi di agraria raccoglie l’eredità del nonno Renato e la trasforma in un progetto personale di grande coerenza.
Andrea lavora su 6,5 ettari vitati distribuiti in zone con terreni,altitudini ed esposizioni diverse. Non si usa alcun prodotto di sintesi: rame e zolfo, aggiunti con grande parsimonia, sono gli unici strumenti di protezione. Le fermentazioni avvengono in modo spontaneo con lieviti indigeni, e l’anidride solforosa viene aggiunta in quantità minime solo all’imbottigliamento.
La cantina annovera una biodiversità ampelografica rara: Albarola,Malvasia di Candia, Trebbiano, Albana, Chenin Blanc tra le uve bianche; Sangiovese, Massaretta, Canaiolo, Ciliegiolo, Merlot, Alicante, Syrah tra le uve rosse. Ne risultano vini come il FelceBianco — assemblaggio da vigne vecchie fino a 100 anni — e il raro Non Sempre, Vermentino prodotto solo nelle migliori annate. La Felce è stata la prima cantina ligure ad entrare nel progetto Triple A di Velier.
Se c’è un nome che incarna l’anima dei Colli di Luni, è quello diOttaviano Lambruschi. La storia comincia a metà degli anni ’70 quando Ottaviano, stanco del lavoro nelle cave di marmo di Carrara, compra due ettari di bosco nella località di Costa Marina, sulle colline di Castelnuovo Magra, con i soldi della liquidazione. Una scelta compiuta in un’epoca di abbandono generalizzato dell’agricoltura — quasi un atto di fede.
Con l’aiuto del fratello Alessandro, Ottaviano disbosca e impianta ilprimo vigneto. Il sito è straordinario: colline esposte a sud con vista diretta sul mare, brezza marina costante, escursioni termiche marcate. Negli anni ’80 entra in azienda il figlio Fabio, diplomato in agraria. Oggi la produzione si attesta intorno alle 40.000 bottiglie annue da circa 6 ettari vitati, tutte condotte a Guyot con meno di tre trattamenti annui.
I vigneti principali sono due: Costa Marina, il vigneto storico a200 metri su terreni argillosi ricchi di scheletro, e Il Maggiore, l’appezzamento più alto su suoli sassosi e fortemente scistosi con grande presenza di ferro. Tutte le vinificazioni avvengono in acciaio con rigoroso controllo della temperatura. Il Vermentino Il Maggiore è considerato da Ian D’Agata, nel suo Native Wine Grapes of Italy, la prima voce di riferimento per la comprensione del Vermentino italiano.
“Una scelta compiuta contro corrente, con i soldi della liquidazione: Ottaviano Lambruschi è l’emblema di chi ha creduto in questa terra prima che la terra stessa si facesse conoscere.”
Un viaggio nei Colli di Luni non può prescindere dal cibo. Questa è unaterra di confine anche in cucina, dove la tradizione ligure — trofie al pesto, mesciua, acciughe del Cantabrico — dialoga con la Toscana della ribollita, del coniglio arrosto e dei formaggi stagionati.
Il Vermentino trova il suo abbinamento ideale con i primi di pesce, icrostacei, la focaccia ligure, le torte di verdure alla maniera spezzina. Per i rossi, il Rupestro e il Maniero si abbinano magnificamente a carni bianche, cacciagione e formaggi semiduri.
Castelnuovo Magra — con il suo centro storico medievale, la Turris Magnae la memoria della Pace del 1306 siglata da Dante Alighieri — merita una sosta che vada oltre la cantina. Così come Sarzana, con le sue fortezze rinascimentali, e i borghi arroccati di Fosdinovo e Ortonovo, avamposti storici sul confine tra due mondi.
Perché qui il vino non ha ancora perso il sapore dell’autenticità. Perchéi produttori sono persone che hanno scelto questo territorio con convinzione — ex cavatori, ingegneri, figli di contadini, viticoltori venuti da fuori — e ci hanno costruito sopra un’identità forte.
Perché il Vermentino dei Colli di Luni, quando viene da suoli giusti e damani attente, è un bianco capace di emozionare, di reggere il tempo e di raccontareun territorio ogni volta in modo diverso.
E soprattutto: perché è ancora, in larga parte, dascoprire.





















